Addio Lancia

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Addio Lancia

E’ di queste ore la notizia che il gruppo FCA stia di fatto chiudendo tutti i siti internet Lancia internazionali rimandando ad una pagina di ringraziamento per la fiducia con la promessa che la ricambistica sarà disponibile grazie alla MOPAR (la costola customer care del gruppo).

 

Una presa di posizione che ferirà al cuore gli appassionati di motori, in particolar modo i nostalgici delle corse rallistiche, aggrappati alle imprese di Delta e Stratos come marinai che non mollano la le cime di una barca ormai sulla via degli abissi.

 

Nella realtà dei fatti, quello storico marchio è rappresentato sul mercato da un solo modello, la Ypsilon, che si posiziona come “utilitaria di lusso” con un target di clientela chiaro e definito: il pubblico femminile.

 In sé per sé la “piccola limousine” fa numeri di tutto rispetto, ma non sufficienti a giustificare il mantenimento di una casa automobilistica monomodello. 

I tentativi di rilancio ci sono stati e definirli maldestri sarebbe un eufemismo.

Per un pubblico esigente come il target “premium” europeo, abituato a standard di qualità elevatissimi forniti principalmente dalle case teutoniche, rivestire un’auto del 2004 come la Chrysler 300C con degli interni in pelle e cambiare lo stemma sul muso è davvero un insulto all’intelligenza del consumatore.

 

Lo stesso errore fu fatto su Flavia e su Lancia Voyager (su cui non è stato fatto nemmeno lo sforzo di cambiare il nome).

 

A sentire i vertici di FCA, tutti gli sforzi per portare l’attacco alle tedesche sono concentrati sul marchio del biscione Alfa Romeo.

Parliamone.

Giulia: uscita con un anno di ritardo dopo essere invecchiata sui giornali, senza una versione station wagon, cassata dal management con un “è poco redditizia” (qualcuno mi venga a spiegare perché tutta la gamma della conccorrenza include almeno 3 versioni dello stesso modello).

Stelvio: il primo SUV dell’Alfa, dopo essere stato presentato nel lontano 2003 battezzato Kamal al salone di Ginevra, entra in un mercato ormai saturo e completamente invaso dalla concorrenza con un prezzo che di concorrenziale non ha nulla, tempismo perfetto.

 

Del gruppo si salvano le Jeep (marchio che funzionava già prima), le 500 (ottimi prodotti nulla da dire) e l’inossidabile Panda.

Il gruppo Lancia scomparirà come era prevedibile ormai da anni,  anche se mancano ancora comunicazioni ufficiali sulla reale volontà di dismettere il brand.

Il rammarico per il "made in italy" rimane se si pensa che sul piatto si lasciano enormi fette di mercato a competitor molto più agguerriti e concentrati sul vendere auto che fare acquisizioni finanziarie.

Lancia è sempre stata sinonimo di progresso tecnologico, si poteva pensare di trasformarla in un marchio premium ecologico, magari con l’ingresso dell’elettrico ormai spopolato in tutto il mondo tranne che, stranamente, nel gruppo FCA.

 

Grazie Lancia

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