Epepe: le angoscianti vicende di un uomo incapace di comunicare

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Epepe: le angoscianti vicende di un uomo incapace di comunicare

Viaggiare è una cosa emozionante, ci trasmette emozioni positive, ci riempie di aspettative verso i luohi cui siamo diretti, e spesso smaniamo dalla voglia di varcare i confini verso nuovi orizzonti.
Ma cosa accadrebbe se per un mero errore ci ritrovassimo in una località a noi del tutto sconosciuta, dove fiumane di persone scorrono in un flusso costante e perenne accavallandosi gli uni sugli altri e non riuscissimo a comunicare con nessuno di essi?

Come ci sentiremmo se fossimo dei linguisti capaci di apprendere praticamente ogni lingua esistente, eppure non riuscissimo a trovare un capo ed una coda alla lingua indigena, né fosse possibile per gli indigeni stessi, comprendere un qualunque altro idioma?

Questa è la terribile situazione in cui viene a trovarsi Budai, il protagonista del libro di Ferench KarinthyEpepe”.

La sensazione di venire trascinati dalla corrente è forte e presente fin dalle prime righe. Il lettore viene assorbito da un flusso narrativo dove le atmosfere di una grande metropoli in cui il sovraffollamento rende ogni spazio angusto, genera una cappa soverchiante di angoscia che copre tutta la narrazione come una leggera nebbiolina.

Karinthy estremizza la sensazione di essere straniero in terra straniera, dove l'impossibilità di comunicare, la paura e la frustrazione che ne scaturiscono, si traducono spesso in esplosioni violente di rabbia e angoscia. Il corpo diventa un luogo sconosciuto, i gesti e il linguaggio non verbale un tentativo disperato di aprire un dialogo.

Il protagonista inizia così una vera lotta per la sopravvivenza: nutrirsi, recuperare del denaro, mantenere intatta la propria sanità mentale, vincere i limiti dettati da una personalità mite e modesta.

Proseguendo nella lettura di quest'opera, si ha la sensazione che la lingua stessa sembri essere protagonista della vicenda, oscura e sfuggente ha in sé stessa tutte le caratterische delle lingue conosciute e allo stesso tempo nessuna di esse risulta ad essa riconducibile. In certi momenti vi verrà voglia di scagliar via questo libro con tutta la forza che avete, vi arrabbierete con il protagonista e probabilmente vi chiederete il perché di tutta una serie di scelte e comportamenti; quello che dovrete fare in questi momenti sarà fermarvi e respirare profondamente, perché c'è una cosa che vi viene indirettamente chiesta quando approccerete questo racconto, ed è quella di rimanere seduti ad ascolatre, di essere meri spettatori degli eventi.

Il narratore non vuole creare un dialogo con il lettore, ma semplicemente trasportarlo nel flusso costante di persone e avvenimenti che vengono narrati in questa storia.
A chiunque stia narrando non importa di essere capito, importa solo raccontare, perché: “Forse nemmeno gli abitanti si capivano l'un l'altro, forse in quella città si parlavano dei dialetti diversi, o perfino delle lingue diverse? Nella sua mente sovreccitata balenò il dubbio assurdo che avessero tante lingue quanti erano.

Gilda La Ragione

 

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