La Banda del Club dei Cuori Solitari del Sergente Pepper

Vota questo articolo
(5 Voti)
La Banda del Club dei Cuori Solitari del Sergente Pepper

1° giugno 2017: esattamente cinquant’anni fa usciva l’album che ha cambiato definitivamente la storia della musica pop/rock, rendendola come la conosciamo oggi; si tratta dell’ottavo album del più famoso gruppo inglese della storia; loro sono di Liverpool e si facevano anche chiamare Fab Four.

Ovviamente si tratta dei Beatles, che il 1° giugno 1967 pubblicavano “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band”, un concept album, cioè un album che ha una storia, o per meglio dire un filo conduttore, il che rende il lavoro con un senso logico; è uno dei primi concept album della storia della musica, il primo ad avere un successo planetario.

La rivista Rolling Stone, ancora oggi, lo inserisce al primo posto della lista dei 500 migliori album di sempre; ha venduto trentadue milioni di copie in tutto il mondo, undici milioni solo negli Stati Uniti, che gli valsero il disco di diamante e innumerevoli dischi di platino; nel 1967 si aggiudica ben quattro Grammy; insomma un album che gli amanti della musica rock e non solo, devono assolutamente avere nella propria discografia personale.

Avete l’album tra le vostre mani? Bene!

Prima di iniziare ad ascoltarlo guardate la copertina: l’immagine è un capolavoro della pop art ed è un collage in cui i Beatles mettono insieme i loro personaggi simbolo, con l'idea di radunare il pubblico davanti a cui avrebbero voluto esibirsi. Tra i vari personaggi troviamo Albert Einstein, Marlon Brando, Karl Marx, Edgar Allan Poe, Aleister Crowley, Fred Astaire, Marilyn Monroe, Stanlio e Ollio, Sigmund Freud, Oscar Wilde, James Dean, Lawrence d'Arabia e molti altri; curiosamente, l’attrice Shirley Temple compare per due volte, così come i Fab Four che compaiono nella versione “statue di cera” e nella versione “normale”. Pensate che ci dovevano essere anche Gesù, Adolf Hitler e Gandhi, ma furono scartati per motivi abbastanza ovvi.

La copertina della versione in vinile è la prima nella storia che si apre a libro, ed anche il retro ha un suo significato, infatti erano stampati i testi delle canzoni; inoltre troviamo una foto dei quattro Beatles, ma solo Paul McCartney è l’unico fotografato di spalle: questa fu una delle fantomatiche “prove” della teoria PID (Paul Is Dead).

Ma adesso ascoltiamo l'album: immaginate di essere a teatro, gli spettatori parlano tra di loro mentre l'orchestra accorda gli strumenti, attacca il primo pezzo dal titolo omonimo all'album, a suonare non sono i Beatles, ma la Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band; finisce il primo brano, ma non c'è una pausa, il brano successivo “With A Little Help From My Friends”, cantato da Ringo Starr, è legato musicalmente al primo, vero colpo di genio per l’epoca.

Segue “Lucy In The Sky With Diamonds”, per molti un brano legato all'uso dell'LSD da parte di John Lennon. I tre brani successivi, “Getting Better”, “Fixing A Hole” e “She's Leaving Home”, sono scritti da McCartney; anche nel brano “Fixing A Hole” vi sono teorie che si riferisca all’uso di droghe, in quanto il verbo “fix” in slang significa “bucarsi”.

Il genio di Lennon si rivede con il brano “Being For The Benefit Of Mr. Kite!”, mentre l’unico contributo di George Harrison all’album, lo troviamo con “Within You Without You”, un brano molto orientale, con suonatori di sitar indiani. Seguono nuovamente due brani di McCartney, “When I'm Sixty-Four” e “Lovely Rita”, mentre “Good Morning, Good Morning” è di Lennon.

La penultima traccia è un altro dei colpi di genio della band, uno degli elementi più caratterizzanti del disco: si tratta della cosiddetta “reprise”, cioè quel brano che fornisce un senso di continuità all'album, ovvero la ripresa del brano d'apertura con un testo differente, eccetto il ritornello. La Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band sta per congedarsi dal suo pubblico che intanto applaude, ma per ringraziarlo attacca il capolavoro del duo Lennon/McCartney “A Day in the Life”.

L’album non si conclude così però: alla fine del brano si può ascoltare un fruscio e successivamente arriva un loop di voci e suoni inserito nel solco di uscita del disco, un espediente che avrebbe consentito a chi possedeva un giradischi di vecchio modello di sentire il suono ripetuto all’infinito finché qualcuno non avesse tolto la puntina dal disco.

In quest’album i Beatles fanno vivere all’ascoltatore il clima di anticonformismo dell’epoca, raccontando di cronache o eventi realmente accaduti, anziché tematiche adolescenziali come nei precedenti album, stravolgono ogni regola musicale facendo suonare una chitarra come un piano e un piano come una chitarra, creano un lavoro in studio di registrazione, lungo ma originale come non era mai accaduto prima, usando un orchestra di ben 160 elementi in un contesto pop/rock o immergendo microfoni dentro bottiglie d’acqua piene per creare una voce diversa.

In poche parole l’album “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band” è una produzione mai vista prima, precisa ed elaborata sia dal punto di vista estetico che di contenuti, che permette alla musica pop/rock di entrare nella vita di tutti i giorni e di essere considerata, a pieno titolo, un forma d’arte dagli anni 60 in poi.

Letto 163 volte

Lascia un commento

EDITORIALI

  • 1
  • 2