RIINA HA DIRITTO A MORIRE DIGNITOSAMENTE MA SENZA PERDONO

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RIINA HA DIRITTO A MORIRE DIGNITOSAMENTE MA SENZA PERDONO

La Cassazione: “Riina è malato, ha diritto a una morte dignitosa» questa è la sintesi di quanto affermato dalla Suprema Corte.

Cerchiamo di fare chiarezza:  La prima sezione penale della Cassazione per la prima volta ha accolto il ricorso del difensore di Totò “la belva” Riina, che durante l’ultima udienza del 22.03 aveva chiesto il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare. La richiesta  era stata respinta lo scorso anno dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. 

Per farla semplice e cercare di tradurre il linguaggio giuridiche possiamo dire che la Cassazione, in forza del precario stato di salute della Belva e al netto della scarsa pericolosità di un anziano di ottantasei anni, suggerisce al Tribunale di sorveglianza di voler riflettere se tenere in carcere un vecchio malato oppure consentire una morte decorosa e dignitosa fuori dalla prigione.

Il collegio ha ritenuto che non emerga dalla decisione del giudice in che modo si è giunti a ritenere compatibile con il senso di umanità della pena "il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa", che non riesce a stare seduto ed è esposto «in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili". La Cassazione ha ritenuto di dover dissentire con l’ordinanza del Tribunale, "dovendosi al contrario affermare l’esistenza di un diritto di morire dignitosamente" che deve essere assicurato al detenuto. Inoltre, ferma restano "l’altissima pericolosità" e "l’indiscusso spessore criminale" il Tribunale non ha chiarito "come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico.

Eppure il boss è detenuto nel carcere di Parma dove nel rispetto della legislazione europea e in piena conformità con quanto palesato nella carta dei diritti dell’uomo vengono assicurate cure mediche in un centro clinico di eccellenza, pertanto onestamente non riesco e sinceramente non mi capacito di come si possa voler riservare non solo la normale attenzione che “bisogna” necessariamente servare nei confronti di tutti gli esseri umani, e pertanto giustamente garantire una morte dignitosa anche alle belve, bensì si voglia andare oltre e trattare con maggior pietà colui che nel corso della vita di pietà non né ha avuta per nessuno.

Probabilmente apparirò politicamente scorretto ma spero che il Tribunale di Sorveglianza non si faccia convincere dalle suggestioni della Suprema corte e mantenga in carcere colui che chiamavano la BELVA e principalmente per garantire una morte dignitosa a coloro che da Riina sono stati uccisi senza pietà.

Ill.mo Tribunale, Ill.mo Giudice nel caso avessi dubbi su cosa e come decidere Ti prego di pensare al Cap. Basile, al Colonnello Russo, ai Commissari Montana e Cassarà, ai Giudici Falcone, Borsellino, Scopelliti, Chinnici, al Gen. Dalla Chiesa e a tutte le persone che sono morte ammazzate per l’ideale di un’Italia senza la mafia.

 

 

 

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