Lo vuoi il Palloncino?

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Lo vuoi il Palloncino?

Avevo 14 anni quando per la prima volta è stata proiettata al cinema la trasposizione di uno dei capolavori del Re del Terrore Stephen King: IT.
Era l’età dell’adolescenza, quel periodo in cui apparentemente vuoi sembrare invincibile, maturo, cresciuto e di certo non un piagnucoloso ragazzino che ha paura di un pagliaccio con un palloncino blu (giusto… è rosso… ma sono daltonico e ho scoperto il reale colore dai racconti dei miei amichetti). Presi il mio cinquantino e con alcuni amici decidemmo di andare a vedere questo “filmetto” del pagliaccio…
Uscimmo dal cinema con un finto ghigno stampato in viso come a voler dimostrare al nostro amico, alla nostra compagnia e cosa più importante alle nostre ragazzine che ciò che avevamo appena visto non aveva turbato affatto il nostro equilibrio… “paura di un clown?” “scherzi io? Ci vuole ben altro a spaventare V… ben altro…”
Le ultime parole famose… quella sera NON portai in garage il motorino, NON spensi l’abat-jour vicino al mio letto e la porta della mia cameretta rimase spalancata e se avessi potuto forse avrei ripreso possesso del posto in mezzo tra mio padre e mia mamma nel loro lettone…
Nemmeno a dirlo ma quella sera non riuscii a chiudere occhio, così come me tantissimi giovani ragazzi e ragazze di tutto il mondo…
A distanza di ventisette anni da quel lontano 1990 IT ritorna nelle sale cinematografiche e nonostante io ormai sia diventato grande, almeno anagraficamente, sono stato ugualmente assalito da una sensazione di paura e terrore… la stessa identica che provai quando ero poco più che uno bambinetto.
“Ragazzi perdonatemi apparirò poco coraggioso ma questa volta IT non lo guardo. Ma perché dovrei? Ho paura! Poi non dormo… andate VOI!”. Il primo giorno di uscita del nuovo film di Andreas Muschietti nei cinema di tutta italia, io e i miei amici, contrariamente a quanto dichiarato a gran voce, eravamo lì… con il biglietto in mano…
Ok, questo è il classico film che divide il pubblico esattamente a metà, c’è chi lo ama e chi lo odia infatti, a seconda dei gusti cinematografici e trascorsi letterari. Il lettore “morboso” del romanzo di King, causa una memoria ancora troppo vivida di ricordi legati al passato, lo etichetterà con la classica frase “Con il libro del re del terrore NON c'entra niente!”. Ovviamente non è stato facile comprimere in appena 2 ore un libro assai complesso che nella versione tascabile prevede più di 1300 pagine, eppure a mio avviso gli sceneggiatori Palmer, Fukunaga e Dauberman hanno provato, seppur con le opportune modifiche, ad adattare la storia del libro ai canoni narrativi del grande schermo e a mio giudizio ce l’hanno fatta. Già perché, pur distanziandosi di molto dal capolavoro di King, IT 2017 risulta essere un horror "puro", facilmente accessibile e vendibile al grande pubblico grazie ad un nemico iconico e spaventosissimo che però da simbolo metaforico di tutte le paure diventa un mostro più concreto e fisico, più in linea con gli horror di tendenza degli ultimi anni.
Nella prima fase la paura, impersonata da Pennywise il pagliaccio ballerino, appare aleggiare fra il pubblico come uno spirito immaginifico e impalpabile, pauroso ma non concreto, reale nella mente ma non visibile nella realtà… questo modello narrativo, molto vicino all’originale romanzo, cambia drasticamente dalla metà esatta della pellicola dove la paura diventa “mostro” e inizia il viaggio che porterà i giovani ragazzi “il gruppo dei perdenti” a cercare di vincere le proprie paure e quindi a sconfiggere il terribile pagliaccio.
Il nuovo IT, interpretato dal giovane e impronunciabile Bill Skarsgård, a mio avviso appare una delle carte vincenti di questo pauroso remake, infatti, la sua interpretazione, anche grazie al meraviglioso trucco e agli stupefacenti effetti speciali e di regia, si muove in un equilibrio perfetto fra l’infantile dolcezza e la terribile perversione e violenza. Tutto ciò emerge con chiarezza sin dai primi momenti in cui Pennywise appare nel film, e, di sicuro, il modo in cui ci viene presentato riesce a rispecchiare fedelemente l’opera originale.
Quindi a mio avviso questa nuova versione 2.0 convince e anche tanto…certo i fedeli lettori di Stephen King storceranno il naso alla mia affermazione anche perché, come detto prima, vi sono significativi e corposi cambiamenti all'amatissimo romanzo però quello che a mio avviso conta di più è che tutti o quasi i momenti più importanti del romanzo sono stati conservati e per certi versi “ingigantiti” come ad esempio l’epica battaglia a sassate fra i perdenti e i bulli del paese, la cartolina con l'haiku regalata a Beverly, l'ipocondria di Eddie e il rapporto con la madre.
E poi diciamola tutta la vera forza di questa moderna pellicola risiede nel delizioso cast che interpreta il gruppo dei perdenti e a mio avviso due su tutti rendono il film speciale… Richie Tozier di Finn Wolfhard (già amatissimo in Stranger Things) divertente e dissacrante esattamente come il ruolo (e il soprannome Boccaccia) richiede ed è l'amico che vorremmo sempre al nostro fianco e il ciccio ma simpaticissimo Benjamin "Ben" Hanscom di Ray Taylor.
Concludendo perché vi consiglio di andare a vedere IT? Perché sebbene sia ovvio che tutta la meraviglia del romanzo di Stephen King non potrà mai, mai, essere portata davvero sul grande schermo e che quindi forse non vale nemmeno la pena di provarci se non tradendolo, cambiandolo e trasformandolo in qualcosa di molto diverso, questo film del giovane regista Argentino riesce di nuovo a spaventare i bambini di tutte le età… ma in un modo violento, ormai molto in voga in questi anni, ma alla maniera del maestro del terrore…
Io comunque per non sapere né leggere né scrivere dopo il film ho bucato un palloncino rosso ad un bambino che passeggiava in centro con la madre, picchiato un clown che regalava barboncini realizzati intrecciando palloncini, buttato tutti i giocattoli con fattezze sinistre e sguardi malvagi e da oltre una settimana dormo in macchina con le luci sempre accese… ma per il resto è tutto OK.

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