la parola al direttore

“La radio ha liberato il desiderio di gioco”.

La radio tocca tutti gli ascoltatori intimamente e personalmente: il suo aspetto più immediato è un'esperienza privata che permette di diventare ciò che si vuole. Noi di Electoradio vogliamo permettere ai nostri ascoltatori di essere bambini e tornare a giocare, a divertirsi, a vivere con la leggerezza che la quotidiana vita ci toglie. Riteniamo che la radio debba evolversi e non rimanere rinchiusa in schemi tecnici e culturali ormai passati ma declinarsi al 2.0, al nuovo che avanza cercando di arrivare in ogni tempo e in ogni luogo. Internet ha abbattuto il muro della comunicazione e noi riteniamo fermamente che la comunicazione web sia e debba necessariamente divenire il nuovo strumento per la radiofonia conquistando i territori propri delle vecchie FM fino ad arrivare in luoghi mai battuti. Abbiamo iniziato questa sfida cinque anni addietro nel 2011 e ora grazie alla nostra struttura tecnica tra le migliori in Italia, la programmazione innovativa e originale e la varietà di format e creatività e leggerezza degli speakers siamo riusciti, senza paura di essere smentiti, la più importante realtà radiofonica web del nord Italia. Tale assunto è infatti dimostrato dal fatto che molti importanti voci ovvero autorevoli personalità del mondo culturale italiano e radiofonico abbiano deciso di prendere “residenza” presso la nostra famiglia in quanto più libera, più viva, più reale!

ARTISTI: NON E' PIU' NECESSARIO ISCRIVERSI ALLA SIAE

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ARTISTI: NON E' PIU' NECESSARIO ISCRIVERSI ALLA SIAE

L’Italia ha finalmente approvato il decreto legislativo di recepimento della direttiva Barnier, che ridisegna il diritto d’autore all’interno dell’Unione Europea e tenta di liberalizzare un mercato che, per anni, in diversi Stati, è rimasto imbrigliato da sistemi monopolistici e prezzi imposti. Ieri, sebbene con un ritardo di circa undici mesi, anche il nostro Paese si è messo in linea con l’Europa, scegliendo tuttavia il solito compromesso all’italiana, per non scontentare nessuno. Da un lato c’era infatti chi sosteneva che il mercato dei diritti d’autore – oggi in mano esclusiva alla Siae – andasse completamente liberalizzato (come già in altre nazioni) e dall’altro chi, invece, riteneva che la gestione della riscossione dei diritti in mano a un unico soggetto costituisca una facilitazione per tutti. “Al di là del bene e del male”, il nostro Governo ha preferito mantenere l’esclusiva in capo alla Siae – che continuerà a essere l’unica collecting operante su territorio italiano – ma con la libertà, per tutti gli autori, di iscriversi a società di altri Stati Ue come, ad esempio, la già operante Soundreef, startup italiana con sede a Londa.

Cosa cambia? Molto più di quanto non sembri. Immaginiamo l’autore di un pezzo musicale da discoteca. L’artista vorrebbe che i più importanti locali italiani (con cui ha già contatti) suonassero il suo brano durante le serate: oggi l’unico modo che ha per guadagnare dal suo pezzo è di rivolgersi alla Siae, delegandola – con mandato in esclusiva – nella riscossione dei suoi diritti d’autore sul brano. E se l’autore non è già molto famoso, il suo margine di lucro è spesso minimo se non del tutto insignificante e simbolico. Con la nuova normativa, invece, il nostro dj potrà iscriversi a una collecting non operante in Italia ma in un altro stato membro dell’Ue. E, grazie alla facilità dei nuovi mezzi di comunicazione e gestione del denaro, questi avrà realizzato quella comparazione di offerte e condizioni che solo un mercato in piena concorrenza può garantire.

Secondo il testo del decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, in recepimento alla già accennata direttiva Barnier, sulla riforma del mercato dei diritti d’autore, «l’adesione agli organismi di gestione dovrà basarsi su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori; gli stessi dovranno avere un organo assembleare investito delle principali decisioni riguardanti l’organismo; gli amministratori dovranno attuare una sana e prudente gestione; i proventi dei diritti d’autore dovranno essere contabilmente separati da quelli derivanti da investimenti»

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