OMICIDIO ALL'ITALIANA

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OMICIDIO ALL'ITALIANA

Sì può fare della satira sulla televisione che va a rimestare in ciò che di più torbido e macabro ci sia e uscirne indenni? Questa è la difficile sfida che affronta Marcello Macchia (in arte Maccio Capatonda) con la sua seconda prova da regista cinematografico. Dopo aver osservato l'uomo italico in Italiano Medio - annullando la distanza che ci piace immaginare siderale tra il popolo dei reality e quello dalla vita socialmente impegnata e culturale - Omicidio all'Italiana sembra voler cercare un colpevole, o quantomeno un movente per il crimine consumato ai danni dell'Italia di oggi.
Ecco la nostra recensione di Omicido all'Italiana. Maccio Capatonda torna dietro la cinepresa...avrà di nuovo fatto centro? 

Chi ha portato il Paese in questa condizione di degrado, chi ha annullato le barriere del lecito, del consentito, del buon gusto e del pudore? 

Omicidio all'italiana: la trama

La risposta se ne sta lì, silenzioso sottofondo delle serata passate a fare i voyeur dell'orrore criminale in onda in prima serata. Così quanto un'abitante del microscopico borgo di Acitrullo muore, il sindaco del Paesello (Maccio Capatonda), affiancato dal suo vice e fratello (Herbert Ballerina), inscenano un orrido delitto che non tarderà a richiamare da tutta Italia la stampa assetata di orrore e dolore. Portabandiera del giornalismo che tiene per mano la vittima chiedendole di quantificare il suo dolore per il piacere dei telespettatori da casa è Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli), sensuale e potentissima conduttrice di Chi l’acciso?, programma cult realizzato da veri esperti nella manipolazione di questioni criminali e giudiziarie per renderle favorevoli al responsi dell'Auditel. Bisogna guardarsi le spalle dalla tv dell'orrore e del macabro? Secondo Maccio sì.

 

Si ride grazie alla commedia nera di Omicidio all'Italiana? Talvolta sì, raramente a denti stretti o con l'inquietudine montante che l'ironia viscerale e sgrammaticata di Maccio Capatonda ci ha abituato a provare. Stavolta il ribaltamento alla base del suo humour non avviene, ovvero non c'è mai quel momento in cui realizzi che le persone e le situazioni di cui stai ridendo, apparentemente lontanissime rispetto al piedistallo su cui ti posizioni, riguardato proprio te più di tutti gli altri. 
Le battute talvolta funzionano e c'è qualcuno dei lampi di genio sferzanti che hanno portato Macchia a sopravvivere al naufragio di Mai dire... e diventare prima produttore di una micro serie TV seguitissima, poi regista di lungometraggi cinematografici dalle alterne fortune. Già in passato si è constatato come la corte dei miracoli di cui si circonda Macchia non possa reggere il gioco per un intero film, evidenziando impietosamente la necessità di affiancare al versato protagonista comici e attori altrettanto talentuosi. 

Omicidio all'italiana: andare al cinema o restare a casa? 

Stavolta però non colpisce il bersaglio nemmeno il suo punto forte, ovvero la scrittura incisiva e sferzante. Fare ironia su chi ha trasformato la cronaca nera nella cronaca dell'orrore è fin troppo semplice: non è un bersaglio scomodo, non mancano argomenti e anzi, ad attaccarne la pervasività si finisce quasi per istituzionalizzarla. Marcello Macchia è emerso nello scenario della comicità italiana proprio per il suo approccio lontano dalle vie di mezzo e dalle banalità che spesso questa assume, rifugiandosi nella facile battuta contro chi è davvero senza scuse. Il risultato di questo suo secondo lungometraggio è meno tagliente e perciò ferisce il suo bersaglio solo superficialmente. I fan di Maccio e Herbert però difficilmente ne usciranno delusi, nonostante la produzione - seppur migliore di Italia Medio - lasci talvolta ancora un po' a desiderare. 

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